Archive for aprile, 2012

Pidocchi

venerdì, aprile 13th, 2012

I pidocchi sono ectoparassiti che possono installarsi temporaneamente su un “ospite” umano predandone il sangue come minuscoli vampiri.

Per succhiare il sangue, i pidocchi si ancorano alla pelle con i denti, forandola e facendo poi penetrare i propri stiletti nel vaso sanguigno sottostante; usando gli stiletti come fossero aghi, cominciano a prelevare il sangue per nutrirsene. Poiché nella pur minuscola ferita si riversa la saliva del pidocchio, la pelle si irrita e insorgono prurito e dermatite.

Le sottospecie di pidocchi da cui possiamo essere parassitati sono 3:

– il Pediculus Humanus varietà Capitis (pidocchio del capo)

– il Pediculus Humanus varietà Corporis (pidocchio del corpo)

– il Pthirus Pubis (pidocchio del capo, o “piattola”)

I pidocchi più conosciuti sono quelli del capo, che insidiano soprattutto i bambini in età scolare, tra i 3 e gli 11 anni.

I pidocchi non possono né saltare né volare, quindi il contagio avviene con il passaggio diretto da un capello all’altro, più raramente per contatto con pettini, spazzole, cappelli o altri indumenti; i pidocchi possono resistere lontano da un ospite e dalle sue calde temperature per non più di pochi giorni. Fanno eccezione le larve, che possono sopravvivere fino a 10 giorni a temperatura ambiente. La massima diffusione dei pidocchi si registra fra fine estate e inizio autunno.

I pidocchi del capo, visibili a occhio nudo, provocano un fastidioso prurito al cuoio capelluto che spinge a grattarsi il capo, con conseguenti frequenti piccole escoriazioni e lesioni da grattamento.

Per individuare i pidocchi, occorre controllare i bambini almeno una volta a settimana; un metodo molto efficace è quello di pettinare il cuoio capelluto con balsamo e un’apposita pettinina a denti stretti, spostando accuratamente i capelli in piccoli ciuffi. Questa operazione è utile anche per cominciare a rimuovere i primi pidocchi e uova.

Se sono stati trovati dei pidocchi, dopo aver pettinato i capelli con balsamo e pettinina occorre lavarli con uno shampoo specifico per pidocchi; il tipo più diffuso è a base di permetrina, ma ne esistono diversi altri, l’importante è chiedere un consulto al medico o al farmacista e seguire sempre le indicazioni riportate sulla confezione. È importante ricordare che il trattamento va applicato solo in caso vengano trovati i pidocchi, non come trattamento preventivo.

Dopo il primo trattamento il bambino potrà rientrare a scuola; è bene ripetere il controllo con balsamo e pettinina ogni due giorni per una decina di giorni, dopo i quali si può applicare un secondo trattamento con shampoo specifico per essere sicuri di aver debellato anche i giovani pidocchi che nel frattempo possono essere nati da uova passate inosservate.

Per chi ha dei bambini in età scolare, nel caso vengano trovati dei pidocchi occorre darne comunicazione alla scuola, che potrà così informare tutte le famiglie della necessità di controllare periodicamente i propri bimbi, sottoponendoli a eventuale trattamento prima del rientro a scuola.

Morbo di Chron

venerdì, aprile 13th, 2012

Il morbo di Crohn, conosciuto anche come morbo di Hustendrolef (malattia infiammatoria cronica intestinale – MICI) o come enterite regionale, è una malattia infiammatoria autoimmune dell’intestino.

In genere si manifesta la prima volta fra i 15 e i 30 anni; è una malattia cronica con un vasto range di sintomi che possono colpire l’intero tratto gastrointestinale.

L’area colpita determina uno dei due tipi di classificazione del morbo di Crohn, che distingue la forma ileocolica (che colpisce l’ileo e l’intestino crasso), l’ileite (che colpisce solo l’ileo), la colitica (colpisce solo l’intestino crasso) e la gastroduodenale (che colpisce stomaco e duodeno); l’altro tipo di classificazione, detta “classificazione di Vienna”, avviene in base al comportamento della malattia in fase di progressione e divide il morbo di Crohn in stenosante (con restringimento dei visceri e possibilità di occlusioni intestinali), penetrante (caratterizzata da fistole che creano dei canali di comunicazione tra l’intestino e parti adiacenti dell’organismo) e infiammatorio (che non presenta né stenosi né fistole).

I sintomi principali del morbo di Crohn compaiono a livello gastrointestinale, con dolori addominali, diarrea (talvolta accompagnata da perdite di sangue), vomito, ai quali possono aggiungersi la perdita di peso legata al malassorbimento dei principi nutritivi introdotti con l’alimentazione, astenia, meteorismo e flatulenza.

Le manifestazioni della malattia possono però avvenire anche a livello extraintestinale, con artriti reumatoidi, infiammazione degli occhi ed eruzioni cutanee, con generali spossatezza e difficoltà di concentrazione.

La diagnosi viene effettuata attraverso una serie di esami, fra i quali Tac, radiografia addominale, ecografia, colonscopia e biopsia, oltre a varie ricerche su internet grazie al posizionamento sui motori di ricerca per avere un quadro clinico completo in base alla varietà di sintomi che il morbo di Crohn può manifestare.

Le cause all’origine del morbo di Crohn non sono ancora state accertate. Fra quelle più accreditate al momento ci sarebbero la predisposizione genetica e la combinazione di fattori ambientali e alimentari; si stanno studiando anche possibili fattori infettivi, mentre pare abbiano un ruolo secondario fattori immunologici.

Per il morbo di Crohn non esistono al momento terapie farmacologiche, dietetiche o chirurgiche definitive e risolutive, ma si può intervenire per tenere sotto controllo i sintomi, prevenire eventuali ricadute, mantenere la malattia il più a lungo possibile in stato di remissione della malattia e prevenirne le ricadute.

Aminosalicilati e salicilati, antibiotici, cortisonici, immunosoppressori e antidiarroici sono alla base delle principali terapie farmacologiche. Oltre a una dieta mirata, che verrà stabilita insieme al proprio medico, si può ricorrere a integratori di minerali e vitamine per compensare i problemi di assorbimento tipici della malattia. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici, per la maggior parte dei pazienti diventano necessari, solitamente, entro i 10-15 anni dalla comparsa della malattia per compensare eventuali insuccessi delle terapie farmacologiche e dietetiche o per trattare eventuali complicazioni non risolvibili altrimenti; purtroppo la chirurgia non elimina le probabilità di recidiva, che nel 70% dei casi ricompaiono entro un anno dall’intervento.

Enfisema

venerdì, aprile 13th, 2012

Dal greco εμφυσάω (emphysào=soffiare dentro) à εμφύσημα (emphysima=cosa soffiata dentro), per “enfisema” si intende una condizione patologica definita dalla presenza sproporzionata di aria o di un altro gas negli interstizi dei tessuti dell’organismo, al di fuori delle vie aeree normalmente deputate alla circolazione dell’aria; in presenza di enfisema la parte interessata aumenta di volume a causa di questa quantità extra di aria o gas, perdendo così elasticità. La tumefazione non è dolorosa ed è soffice al tatto, attraverso il quale è possibile avvertire un leggero crepitio (un effetto simile a quello della neve schiacciata) dovuto alla presenza delle bollicine d’aria e gassose.

L’enfisema prende il nome dal tessuto colpito; si distinguono principalmente l’enfisema polmonare, il più conosciuto e diffuso, l’enfisema mediastinico, che colpisce appunto l’area mediastinica (la parte mediana del torace che ingloba strutture e organi dell’apparato digerente, circolatorio, respiratorio e dei sistemi nervoso e linfatico), l’enfisema sottocutaneo, che si manifesta nello strato sotto la pelle.

La causa principale di un enfisema è generalmente un trauma del torace e del collo che provoca una lacerazione del tessuto polmonare o della parete di un bronco o della trachea, con la conseguenza diretta di una diffusione dell’aria presente nei polmoni e della sua penetrazione nelle maglie sottocutanee.

L’enfisema si sviluppa più frequentemente nel collo in sede sottotiroidea come conseguenza di un trauma alla trachea e della fuoriuscita di aria dal suo lume.

Quando è localizzato al torace è dovuto a una perforazione traumatica della pleura parietale e viscerale e conseguente immissione di aria dagli alveoli polmonari nel tessuto sottocutaneo.

L’enfisema sottocutaneo può essere provocato anche da un’infezione ad opera di germi della cancrena gassosa.

Esiste inoltre un enfisema postchirurgico che può insorgere in seguito a un intervento laparoscopico, per effettuare il quale viene usata anidride carbonica per dilatare la cavità addominale e creare così più spazio per introdurre gli strumenti chirurgici.

La terapia dell’enfisema dipenderà dalla sua causa; in caso di lesione delle vie aeree potrà rendersi necessario un intervento chirurgico riparativo, ma nella maggior parte dei casi l’enfisema scompare spontaneamente nell’arco di alcuni giorni in seguito a un riassorbimento spontaneo dell’aria. Fa però eccezione a questo l’enfisema polmonare.

Cavitazione

venerdì, aprile 13th, 2012

La cavitazione avviene con il passaggio dell’acqua dallo stato liquido a quello gassoso. Sfruttando questo procedimento fisico è possibile intervenire sulle cellule adipose disgregandole e permettendo al grasso di entrare nel circolo linfatico per poi raggiungere reni e fegato, che potranno smaltirlo come un qualsiasi grasso alimentare.

È facile dunque intuire come la cavitazione possa attirare molte persone che presentano tutte quelle problematiche legate all’accumulo adiposo e alla ritenzione idrica che non sono riuscite a risolvere con alimentazione e attività fisica, per ragioni che possono andare da patologie più o meno complesse alla semplice pigrizia. La cavitazione può essere indicata per adiposità localizzate, cellulite, interno ginocchio, glutei, giro-vita, tronco e addome.

La cavitazione viene prodotta, attraverso apposite apparecchiature, con gli ultrasuoni, che producono sui tessuti delle onde a effetto meccanico (vibrazione), termico (surriscaldamento) e cavitazionale (implosione delle molecole d’acqua e graduale disgregazione delle cellule adipose, che verranno poi smaltite da fegato e reni).

Per riuscire a ottenere la cavitazione l’apparecchio generatore di ultrasuoni deve produrre onde con frequenza intorno a 34 Khz ± 4,75 KHz.

È importantissimo tenere presente che la particolarità del trattamento richiede le competenze necessarie per l’utilizzo dell’apparecchio e un’accurata valutazione da parte del medico delle condizioni del paziente, alla luce delle possibili controindicazioni in caso di scarsa funzionalità epatica e renale, di alti valori di colesterolo o trigliceridi o di un sistema linfatico non efficiente.

Risultati più stabili e duraturi saranno garantiti dall’affiancamento alla cavitazione di altri trattamenti come il drenaggio linfatico o una mirata fitoterapia; a questi si aggiungono, di importanza fondamentale, una corretta alimentazione, da rivedere insieme al proprio medico o dietologo, e una buona attività fisica mirata.

Il termine cavitazione era conosciuto fino a poco tempo fa in ambito più estetico che medico; risale infatti solo al 12 maggio 2011 il decreto n. 110 con cui il ministero dello Sviluppo Economico ha sancito che la cavitazione non sarà più pertinenza dei centri estetici ma dovrà essere di esclusiva competenza medica. La Confederazione nazionale estetisti nell’ottobre 2011 ha presentato ricorso al Tar per l’annullamento del decreto, contestandone le reali coerenza ed efficacia, nella speranza che come in Francia o in Spagna (raggiungibile tramite i voli low cost Barcellona) venga sospeso il decreto, che di fatto al momento vieta l’utilizzo delle apparecchiature per la cavitazione da parte di personale non medico.

Herpes

giovedì, aprile 12th, 2012

La parola herpes è riferita a una serie di infezioni provocate da diversi tipi di virus Herpes (Herpes simplex, Herpes zoster, Herpes circinatus, Herpes gestationis), che hanno in comune come sintomo la comparsa di lesioni vescicolari, in genere precedute da un arrossamento della zona colpita; le vescicole piene di liquido si trasformano in ulcere, con dolore, bruciore e prurito più o meno intensi a seconda della maggiore o minore sensibilità delle zone colpite (molto delicati sono ad esempio i genitali).

L’Herpes simplex è il tipo più diffuso, comprendendo l’herpes labiale e l’herpes genitalis; a questi si aggiunge l’herpes oftalmico, che può essere causato anche dall’Herpes zoster.

Quando parliamo di “herpes” ci riferiamo solitamente al comunissimo herpes labiale.
I primissimi sintomi compaiono intorno alle labbra con arrossamento della zona infetta e un leggero prurito. È importante ricordare che l’herpes è altamente contagioso fin da questi suoi prodromi, che di lì a poche ore degenerano nelle lesioni vescicolari. Le vescicole, anche non trattate, nell’arco di una settimana o dieci giorni si seccano formando una crosticina e si asciugano.

Come nel caso dell’herpes genitalis, anche l’herpes labiale, una volta fatta la sua comparsa, rimarrà sempre latente nell’organismo, ripresentandosi non appena le difese immunitarie si abbassano a causa, ad esempio, di forti stress fisici o mentali, sbalzi di temperatura, eccessi alimentari, eccessiva esposizione ai raggi solari, malattie o, per le donne, di condizioni particolari come una gravidanza o sbalzi ormonali improvvisi legati al ciclo mestruale.

La miglior cura contro l’herpes sarà quindi la prevenzione, che dovrà agire principalmente nel ridurre e controllare i momenti di stress psicofisico e nel tenere alte le difese immunitarie, anche attraverso l’alimentazione: la dieta quotidiana deve essere ricca di vitamine contenute in frutta e verdura fresche, come la B, la C, la E e il betacarotene, dalle proprietà immunoprotettive; non devono mancare inoltre i sali minerali, principalmente ferro, zinco e selenio, con una particolare funzione immunostimolante.

Una volta che però l’herpes è comparso, possiamo intervenire per alleviarne i sintomi e velocizzarne la guarigione: se non vogliamo ricorrere a medicinali (diffusissime sono le creme antivirali a base di acliclovir), un ottimo rimedio è l’olio essenziale di tea tree, che se applicato sulla zona interessata fin dal comparire dei primi sintomi, inibisce l’eruzione vera e propria, limitandola al massimo a una sola vescicola che, continuando le applicazioni, si asciuga in poco tempo; esistono anche creme a base di tea tree oil, ma l’efficacia varia molto dalla qualità del prodotto e dalla percentuale di olio essenziale contenuta. Sempre in erboristeria si possono trovare creme a base di liquirizia e tinture di melissa e di propoli; la propoli, insieme all’echinacea, si può inoltre assumere per via orale per rinforzare le difese immunitarie (da evitare invece gli zuccheri, che le demoliscono).

Gli infusi di rosa canina e karkadé integrano l’apporto di vitamina C, che aiuta la guarigione (una volta comparso l’herpes sono però da evitare gli agrumi, la cui acidità potrebbe irritare la zona infetta); noci e semi di lino aiutano a riparare i tessuti lesi, mentre l’aminoacido L-lisina contenuto in pesce, pollame, verdure e legumi contribuisce a ostacolare la diffusione del virus (da evitare invece l’aminoacido L-arginina contenuto in arachidi, mandorle, cioccolato e grano integrale, che ne aiuterebbe la proliferazione).

Sciatica

mercoledì, aprile 11th, 2012

Avete mai sentito un dolore che parte da una natica e si estende fino al piede o, al contrario, su per lo stinco? Probabilmente si tratta si sciatica o sciatalgia. In tal caso avete il nervo sciatico o il nervo spinale lombare compresso. La compressione di questi nervi, provoca dolore. Anche l’ischemia provocata da lesione ai muscoli glutei e della parte lombare genera dolori di tipo sciatico.

Soggetti colpiti dalla sciatica

La sciatica potrebbe colpirti quando adotti spesso posture scorrette.

Chi ha una gravidanza potrebbe soffrire di sciatica per due motivi: primo perché l’utero esercita una pressione sul nervo sciatico e secondo perché il peso del feto spinge la madre ad assumere la postura sopra sbagliata.

Un’altra causa della sciatica è l’ernia del disco spinale, di cui talvolta si soffre semplicemente per motivi genetici.

Abitudini di vita corrette aiutano a prevenire ed evitare il rischio di sciatica

Lo stile di vita influenza il rischio di malattie e fastidi alla salute. Nel caso della sciatica, piccoli accorgimenti potrebbero aiutarci a ridurre il rischio di compressione del nervo sciatico.

Ad esempio muovendoci lentamente quando ci pieghiamo per raccogliere un oggetto da terra, facendo sport in grado di stirare i muscoli del corpo efficacemente, soprattutto al mattino se sei abituato a dormire in posizione “fetale” ossia rannicchiato.

Chi fa lavoro d’ufficio dovrà star seduto per molte ore. Meglio procurarsi una sedia non rigida o ammorbidirla con dei cuscini. Assicurati inoltre di adeguare l’ergonomia di scrivania e sedia alla tua altezza.

Per quanto riguarda la sciatica provocata da ernia a disco, esistono cure specifiche in grado di alleviare il dolore.

Come curare la sciatica

Per eliminare il dolore sciatico bisogna sottoporsi a vari tipi di cure volte a stirare i muscoli interessati e a decomprimere il nervo:

  • fisioterapia, unita a stretching;
  • massaggi.

La sciatica non va sottovalutata, per cui è raccomandabile farsi consigliare da personale esperto sia in caso di fisioterapia che di massaggi.

Se questi metodi non bastano, si può intervenire sulla sciatica tramite farmaci antinfiammatori e antidolorifici che bloccheranno l’infiammazione del nervo e allevieranno i dolori.