Archive for settembre, 2012

Sintomi della Prostatite

giovedì, settembre 27th, 2012

La prostatite è una patologia che interessa la prostata e che consiste nell’infiammazione della ghiandola prostatica maschile. Si tratta di una patologia diffusa, che affligge circa un terzo della popolazione maschile e ha un’incidenza tra il 7 e il 12%, variabile sulla base delle statistiche e del territorio. Il National Institute of Health nel 1999 ha classificato la prostatite nelle seguenti tipologie: la prostatite batterica acuta, la prostatite batterica cronica, la prostatite abatterica cronica, la prostatite infiammatoria asintomatica. Le varie tipologie di prostatite possono essere generate da una serie di cause, tra cui: l’insediarsi dei batteri, le disfunzioni intestinali, la sedentarietà, il vizio del fumo, l’abuso di alcolici, l’astinenza sessuale, il cateterismo uretrale, le lesioni neurali lombosacrali e lo stop contropressorio all’eiaculazione. La diagnosi della prostatite prevede una serie di esami. Tra questi ricordiamo l’esame digito – rettale, la coltura della secrezione prostatica, lo spermiogramma, l’ecografia trans – rettale e il dosaggio del PSA. La prostatite viene curata con terapie differenti a seconda della tipologia di infiammazione in questione e della sua gravità. Solitamente le prostatiti acute richiedono un intervento tempestivo che scongiuri il rischio di eventuali complicazioni e che contempla la terapia antibiotica e, nei casi che lo richiedono, anche quella antinfiammatoria. In rare situazione potrebbe essere necessario ricorrere a terapie termiche, tra cui la TUMT, o a trattamenti chirurgici, principalmente la TURP, la prostatectomia semplice e la TUIP. Tuttavia, la chirurgia dovrebbe essere considerata come l’ultima possibilità, in quanto non si possono escludere ripercussioni sulla sfera sessuale del soggetto coinvolto. È possibile controllare i sintomi della prostatite attraverso degli utili accorgimenti che denotano uno stile di vita equilibrato, quali non bere molto durante la serata per non doversi alzare durante la notte, urinare da seduti per svuotare del tutto la vescica, non assumere alcolici, mangiare sano e svolgere esercizio fisico.

Lupus eritematosus

martedì, settembre 25th, 2012

Il lupus eritematosus è una patologia cronica, che può interessare diversi organi e tessuti dell’organismo. Si tratta di una malattia autoimmune, caratterizzata cioè da una grande produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario che, invece di assolvere alla funzione di protezione, aggrediscono le cellule e le varie componenti dell’organismo, generando infiammazioni. La patologia del lupus eritematosus può colpire il cuore, la pelle, i polmoni, il fegato, i reni, l’endotelio vascolare, le articolazioni e il sistema nervoso.

Il lupus erimatosus è una patologia che affligge soprattutto le donne in età fertile, tra i 15 e i 35 anni e che non hanno origine europea. Se la patologia si manifesta in età infantile, colpisce generalmente tra i 3 e i 5 anni, presentandosi con l’eritema a farfalla e con la fotosensibilità.

La cause scatenanti la patologia del lupus eritematosus sono sconosciute. Si ritiene che si tratti di una combinazione di fattori ereditari, ambientali e ormonali. Tuttavia, non si tratta di una malattia contagiosa. Vi sono quattro differenti tipologie di lupus erimatosus:

  • Il lupus erimatosus sistemico: ovvero la forma più comune, che può interessare le diverse parti del corpo.
  • Il lupus erimatosus discoide: che colpisce la pelle, specialmente nella zona del volto e del cuoio capelluto.
  • Il lupus farmaco indotto: si tratta di una tipologia prodotta dall’assunzione di determinati farmaci e cessa di esistere con il termine della cura farmacologica.
  • Il lupus neonatale: che colpisce i neonati, figli di donne affette dalla patologia o da altre sindromi che colpiscono il sistema immunitario. Tuttavia, tale tipologia è molto rara, anche perché quasi tutti i figli di donne affette dalla patologia nascono sani.

I sintomi legati al manifestarsi del lupus erimatosus possono essere più lievi o più gravi. In ogni caso contemplano: la forte stanchezza, l’artrite, gli eritemi, la febbre e i problemi renali. Nei soggetti che sono affetti da tale patologia, i sintomi si ripresentano solitamente in modo ciclico e tra questi vi sono: i dolori al petto, la caduta dei capelli, l’aumento della sensibilità alla luce del sole, il mal di testa, le vertigini, la depressione, le convulsioni e l’arrossamento delle dita delle mani e dei piedi dovuto allo stress o al freddo.

Il lupus erimatosus non è semplice da diagnosticare. Al riguardo occorre illustrare precisamente al medico il proprio quadro clinico presente e passato, i sintomi avvertiti ed eseguire gli opportuni esami richiesti.

Non esistono terapie di cura definitiva per il lupus erimatosus. Si suggerisce di tenere sotto controllo i sintomi, attraverso la conduzione di uno stile di vita regolare. Ciascuna terapia, tuttavia, tiene sempre conto delle peculiarità del paziente, tra cui il sesso, l’età e il quadro clinico. Tra i farmaci consigliati ricordiamo gli antinfiammatori, gli antimalarici, i corticosteroidi e gli immunosoppressori. Si tratta di farmaci che vanno assunti con giudizio, dal momento che possono comportare effetti collaterali.

Prostatite

giovedì, settembre 20th, 2012

La prostatite è una malattia che colpisce circa un terzo della popolazione maschile e che coinvolge la prostata, tramite l’infiammazione della ghiandola prostatica presente nell’uomo. La prostatite può essere classificata in: prostatite batterica acuta, prostatite batterica cronica, prostatite abatterica cronica e prostatite infiammatoria asintomatica.

Tra le cause responsabili della comparsa della prostatite si possono individuare: i batteri, le disfunzioni dell’intestino, la sedentarietà, il fumo, l’eccesso di alcolici, l’astinenza sessuale, le lesioni neurali lombosacrali, il cateterismo uretrale e lo stop compressorio all’eiaculazione.

La prostatite può essere diagnosticata attraverso una serie di esami: l’esame digito – rettale, lo spermiogramma, l’ecografia trans – rettale, la coltura della secrezione prostatica, e il dosaggio del PSA.

A seconda del tipo di infiammazione e del livello di gravità, la prostatite prevede diverse terapie. In genere si consiglia un intervento rapido con terapia infiammatoria e antibiotica per evitare ulteriori complicazioni. Le terapie termiche e gli interventi chirurgici sono contemplati in rare situazioni, date le ripercussioni sulla sfera sessuale dei pazienti.

Tra le terapie termiche, vi è la TUMT ovvero la termoterapia transuretale a microonde, che si avvale di una sonda che genera onde termiche e che viene introdotta nell’uretra. In tal modo viene indotta la necrosi del tessuto prostatico. A seguito dell’operazione si rende necessario l’uso del catetere per un breve periodo, mentre la ripresa completa successiva all’intervento è stimata in circa due mesi.

I trattamenti chirurgici contemplano principalmente la TURP, la prostatectomia semplice e la TUIP. La TURP, ovvero la resezione transuretrale della prostata, è un intervento in endoscopia che viene realizzato tramite lo strumento del resettoscopio, caratterizzato da un bisturi con il quale il tessuto verrà tagliato e trasportato in vescica da un liquido, per poi essere aspirato da una siringa. L’applicazione del catetere in questi casi è prevista per un massimo di cinque giorni, mentre i tempi di guarigione post – operatoria prevedono al massimo due mesi. Quando non è possibile ricorrere alla TURP, in genere si applica la prostatectomia semplice che consiste nell’incisione dell’addome e della vescica per poi procedere con la rimozione della prostata ed infine riapplicare la sutura alla vescica. L’applicazione del catetere è prevista per cinque giorni e il periodo di riposo post- operatorio contempla due mesi. La TUIP, infine, è un intervento che viene applicato alle prostate inferiori ai 30 g, sprovviste del lobo medio. Tale tecnica consiste in un intervento di incisione endoscopica transuretrale della prostata. In questi casi l’intervento dura poco e i tessuti non vengono asportati. Il catetere è previsto per un solo giorno e il decorso è molto più breve rispetto alle altre tipologie di intervento.

I sintomi della prostata possono essere tenuti sotto controllo adottando una serie di accorgimenti, tra cui bere poco durante la sera per evitare di doversi alzare a urinare durante la notte, cercare di urinare da seduti per svuotare completamente la vescica, evitare gli alcolici, avere un’alimentazione corretta e fare attività fisica. Come sempre l’adozione di uno stile di vita sano è la migliore prevenzione che si può mettere in atto.

Condilomi

martedì, settembre 18th, 2012

I condilomi sono una malattia infettiva che colpisce i genitali maschili e femminili e che si presenta a livello dermatologico. Responsabile dell’infezione sono alcune sottocategorie del virus papilloma HPV. I condilomi hanno l’aspetto di piccole verruche genitali di diverse totalità di rosa, trasmissibili tramite i rapporti sessuali. Si tratta di un’infezione che può interessare qualunque parte dell’apparato genitale, anche se i più pericolosi affliggono la cervice uterina.

La diagnosi dei condilomi può aver luogo in sede di visita dermatologica, in occasione della quale dovranno essere distinti dalle manifestazioni benigne, come la cheratosi seborroica, i fibromi penduli e i nei e dalle altre malattie infettive che interessano i genitali. A tal fine viene effettuati gli esami noti come genitoscopia, colcoscopia e biopsia. Una volta che i condilomi si manifestano, vanno curati immediatamente, dato il loro elevato grado di contagiosità.

La cura dei condilomi contempla la crioterapia con azoto liquido che consiste nell’erogare l’azoto a temperature molto basse, avvalendosi di uno spray. Si tratta di una terapia che dura solo pochi minuti e non deve essere preceduta dall’anestesia locale. Durante la cura è possibile assumere anche il farmaco imiquimod funzionale al trattamento del basalioma e della cheratosi attinica, applicata tre volte alla settimana fino al termine della cura. Un altro farmaco utilizzato è la podofilotossina in crema, che induce i condilomi alla necrosi.

La prevenzione dei condilomi è molto importante. Innanzi tutto occorre avvalersi delle opportune protezioni durante i rapporti sessuali con persone sconosciute, in quanto comportano alti rischi di trasmissibilità patologica. Inoltre, per alcune tipologie di condilomi è possibile effettuare il vaccino preventivo. Nel caso, invece, la malattia venga diagnosticata occorre adottare dei comportamenti responsabili nei confronti di se stessi e del partner, comunicandogli la propria patologia. Infine, è sempre consigliabile effettuare uno screening di coppia per verificare la presenza di eventuali patologie a trasmissione venerea.

Bilirubina

venerdì, settembre 14th, 2012

La bilirubina è una molecola dal colore giallo – rossastro, che viene espulsa dalla bile, tramite le feci e le urine, ed è generata dalla degradazione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi. La degenerazione dell’emoglobina è causata dall’invecchiamento dei globuli rossi o dal sorgere di una malattia. Se il procedimento di eliminazione della bilirubina non ha buon esito, è possibile che il permanere nel sangue di elevate quantità del composto generi delle complicazioni. La bilirubina si distingue in diretta, se metabolizzata dal fegato, e indiretta, se il fegato non è stato ancora raggiunto dal sangue. La misurazione della bilirubina rileva la presenza di patologie epatiche o di anemie.

Se il valore di bilirubina raggiunge i 3 o 4 mg/dl nei neonati, la pelle assume un colorito giallastro. A comportare questa anomalia è lo sbalzo di globuli rossi provocato dal passaggio all’esterno dell’utero. Livelli di bilirubina attorno ai 20 mg/dl comportano maggiori rischi per il cervello. Pertanto è importante tenere sotto controllo tale sostanza effettuando gli opportuni esami dopo la nascita.

Tra le cause che comportano un aumento della bilirubina vi sono la cirrosi apatica, la gravidanza, la colestasi, le neoplasie epatiche, le emolisi con danni epatici e l’assunzione di alcuni farmaci dagli effetti collaterali.

Le anomalie circa la molecola di bilirubina sono diagnosticabili tramite l’effettuazione dell’esame del sangue, che rivela le eventuali eccedenze rispetto ai valori standard. Al riguardo si evidenzia che i valori di riferimento per la bilirubina diretta sono 0.1 – 0.25 mg/dl, mentre per quella totale sono 0.1 – 1.2. mg/dl. In particolare, valori superiori di bilirubina indiretta possono generare anemie emolitiche, eccesso di produzione della molecola, talassemia, anemia perniciosa, porfiria congenita e ittero fisiologico nei neonati. Se ad eccedere è invece la bilirubina diretta, possono essere riscontrate patologie come l’epatite, la cirrosi epatica, le neoplasie e la calcolosi biliare.

Meteorismo

giovedì, settembre 6th, 2012

Il Meteorismo è una patologia caratterizzata da un eccesso di aria e gonfiore presente a livello addominale, il quale viene espulso solitamente tramite eruttazione o flatulenza. Il Meteorismo, pur non essendo causa di disagi fisici gravi, può causare un profondo senso di imbarazzo a coloro che ne sono particolarmente affetti, in quanto l’eccesso di aria viene espulso molto spesso causando imbarazzo e disagio al soggetto.

Il gonfiore solitamente è determinato da un disturbo a livello intestinale, quale ad esempio la sindrome da intestino irritabile, la quale può provocare disagi e dolore ai muscoli addominali e all’intestino.

La presenza eccessiva di gas a livello intestinale può essere determinata dalla presenza di batteri a livello del colon, oppure dall’eccessiva ingestione di aria dettata dal consumo di cibo o bevande troppo velocemente, il fumo o anche l’eccessivo consumo di gomme da masticare (i chewing-gum).

Il Meteorismo può anche essere causato da un consumo non opportuno di alcuni alimenti, quali carboidrati, zuccheri o prodotti lattiero-caseari che possono fermentare all’interno dell’organismo dell’individuo provocando gonfiore e un accumulo di aria a livello addominale.

La prima raccomandazione per coloro che soffrono di Meteorismo è quella di sospendere per un determinato periodo l’assunzione di tali alimenti, al fine di verificare se essi sono davvero la causa della formazione del gas o se invece occorre cercare altre cause. Nella maggioranza dei casi, la patologia può essere bloccata e tenuta sotto controllo proprio con una dieta povera di codesti alimenti che causano fermentazione: in taluni casi vengono anche prescritti appositi esami del sangue al fine di verificare la possibile intolleranza a tali alimenti. L’assunzione di carbone vegetale può essere un valido alleato per l’eliminazione dell’eccesso di gas intestinale, mentre qualora fossero in corso patologie legate a disfunzioni della flora batterica è consigliabile l’assunzione di antibiotici, dietro prescrizione del proprio medico curante.